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Spagna, parte la marcha negra dei minatori

23 June 2012versione stampabile

Luciana Coluccello

“Il problema delle miniere è molto di più di una discussione in una comoda camera dei deputati o dei senatori. La miniera è lavoro, vita, sofferenza, incoraggiamento per quelle regioni che vivono di questo e che senza quel lavoro cadrebbero nella miseria”, dice Jorge al E-il mensile.

Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

Jorge è uno dei tanti minatori di Leon che tra giovedì 21 e venerdì 22 giugno hanno lasciato le loro mogli e i loro figli, hanno salutato le loro famiglie tra le lacrime e la passione per un lavoro in cui credono, e si sono messi in cammino. Un cammino molto lungo che, non a caso, ha preso il nome di “marcha negra”.

La “marcia negra” verso Madrid, composta da 180 minatori che sono partiti da posti diversi compresi tra le Asturie, Leon e Aragon, è cominciata ufficialmente la mattina del 22 giugno, alle ore 10. Il motivo è sempre lo stesso: “difendere il loro futuro da un governo senza cuore”.

Da Bembibre e Villablino, due paesini in provincia di Leon, sono partite due colonne, ciascuna da sessanta lavoratori. Tutti indossano pantaloni da lavoro blu completamente puliti, casco bianco, cintura e stivali. “Si si si, ci vediamo a Madrid”, è uno dei manifesti più significativi che hanno portato con loro. Venti giorni di marcia sono stati previsti per arrivare a piedi nella capitale spagnola.

Leon-Madrid, 487 chilometri di marcia cominciata in un’atmosfera molto emotiva, fatta di abbracci, baci e parole di incoraggiamento a chi partiva. Nelle piazze figli, genitori, mogli, parenti e amici dei minatori si sono stretti intorno a loro per salutarli e dare loro tutto il sostegno possibile. “Speriamo che tutto ciò serva a qualcosa” ci dice Jorge. “Gli incoraggiamenti non ci sono mancati. Ho sentito un’emozione fortissima giovedì sera quando ho udito un bambino di 8 anni, figlio di un mio collega che sta camminando insieme a noi, che gridava “Suerte y a vencer!” Anche le nostre mogli ci hanno fatto sentire la loro vicinanza. Lo sanno che la strada che dobbiamo percorrere è lunga. Sono quasi 500 chilometri di cammino. E il caldo di questi giorni non è facile da sopportare. Hanno paura per noi, è naturale”.

Jorge si lascia andare, quindi, al racconto di ciò che l’ha colpito di più al momento di mettersi in marcia: “uno dei momenti più emozionanti è stato quando le nostre donne ci hanno accesso delle candele. Ognuna di loro ha acceso una candela in omaggio al suo uomo in partenza. Una candela che simboleggiava il loro incoraggiamento, il loro sostegno. Una candela che in silenzio significava che anche loro insieme a noi esigono che il governo metta fine a questo conflitto. Una candela che significa anche speranza. Speranza in un miracolo per ridare a noi minatori ciò che ci spetta di diritto”.

Prima di mettersi in cammino, i minatori hanno cantato il loro inno tradizionale, “Santa Barbara Bendita”, in un momento di grande commozione. A Villablino, in particolare, i giovani hanno cercato di coinvolgere quante più persone nel saluto di incoraggiamento a chi avrebbe intrapreso la marcia. “Siamo tutti minatori” gridavano i giovani. “Sono degli eroi, dobbiamo appoggiarli perché sono degli eroi”.

I primi passi della marcia partita da Villablino sono stati inaugurati dal segretario generale della Federación de Industria di Leon, Alberto González Llamas, che ha assicurato: “i minatori sono molto entusiasti di affrontare questo cammino”. In seguito Llamas non ha mancato di ringraziare la Croce Rossa, che assisterà i dimostranti lungo tutto il loro percorso e si occuperà di curare eventuali infortuni, ma anche le diverse località che di volta in volta ospiteranno i minatori. Grandi e piccoli comuni hanno, infatti, offerto, tutto il loro appoggio e garantito il loro sostegno non solo morale. Palestre, scuole e cottage sono stati messi a disposizione per garantire il loro pernottamento.

“Fino all’11 luglio, data in cui è previsto il nostro arrivo a Madrid, passeremo su strade e autostrade, affrontando il caldo e qualsiasi avversità. Ma io non ho paura. Io e i miei colleghi non abbiamo paura”, ci tiene a ribadire Jorge a E-ilmensile. “Non abbiamo paura perché ci crediamo, ma soprattutto perché è l’unico modo civile che ci resta per fare pressione sul governo, per dire no ai tagli che ci ha imposto”.

Con estrema fierezza, infatti, Jorge dichiara di essere pronto a tutto “contro un governo che non ha fatto i conti con il popolo dei minatori. Noi siamo forti, non siamo abituati a piegarci e lotteremo fino alla fine. Non permetteremo a nessuno di giocare con il nostro futuro”. D’altro canto Jorge, come molti che stanno marciando insieme a lui, non chiede altro se non che “siano portati a termine gli accordi che il governo aveva preso precedentemente con il settore minerario. Anche siamo consapevoli di aver a che fare con un governo, quello di Rajoy, a cui non importa niente né delle persone, né del loro futuro, né delle miniere”.