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Egitto, Mohamed Morsi è il nuovo presidente

25 June 2012versione stampabile

Con quasi un milione in più di voti rispetto al rivale Ahmed Shafiq, ultimo primo ministro di Mubarak, Mohamed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani ha vinto ieri le elezioni presidenziali egiziane. Al momento dell’annuncio da parte del presidente della commissione elettorale, Piazza Tahrir, stracolma di migliaia di persone, è esplosa di gioia.

KHALED DESOUKI/AFP/GettyImages

Leader del partito Giustizia e Libertà, partito fondamentalista il cui candidato ‘forte’, Khairat El Shater, era stato escluso dalla corsa alla presidenza, Morsi, ha fatto appello all’unità nazionale, dichiarando che sarà il presidente di ‘tutti gli egiziani’ e che guiderà il Paese nella ricostruzione, con l’obiettivo primario di ridare dignità agli egiziani in uno stato “non teocratico”, ma che faccia riferimento diretto alla Sharia, la legge coranica. Strenuo combattente contro la corruzione come parlamentare tra il 2000 ed il 2005 Morsi è conosciuto anche per il suo conservatorismo sul piano sociale: criticò il governo per aver permesso la circolazione di riviste con copertine di nudi e la trasmissione in tv di scene “immorali”. Denunciò i concorsi di Miss Egitto come contrari alle “norme sociali, alla Sharia e alla costituzione”.

Nato nel 1951 a Sharqiya, Morsi è stato accreditato come “un simbolo della rivoluzione”, sostenitore del programma della “Rinascita dell’Egitto”, messo a punto da Khairat el Shater. Quest’ultimo prevede uno Stato che abbia come perno la legge coranica, ma anche un impegno per dare maggiore potere, nella società egiziana, alla donna, favorendone la partecipazione alla vita pubblica.

Nel discorso alla televisione di Stato dopo la vittoria, il neo-eletto ha assicurato di voler rispettare i trattati internazionali e di desiderare la pace. “Manterremo tutti gli accordi e i trattati internazionali perché siamo interessati alla pace dinanzi a tutto il mondo”, ha dichiarato, lasciando sottintendere il collegamento all’accordo di pace firmato nel 1979 tra Sadat e Begin, che ha garantito per tredici anni la stabilità alle relazioni tra i due Paesi, non senza critiche, e una generale avversione, di alcuni settori della comunità intellettuale e di gran parte del popolo egiziano.