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Europa, la crisi che affonda l’Africa

25 June 2012versione stampabile

La crisi del debito europea impoverisce anche l’Africa. Un report pubblicato dall’organizzazione umanitaria Data ha evidenziato come il difficile momento attraversato dalle economie del Vecchio Continente si rifletta anche sulle donazioni ai Paesi in via di sviluppo del continente africano, con sensibili tagli agli stanziamenti in bilancio da parte degli europei per la cooperazione internazionale.

Una ragazza nello slum di Kibera, Nairobi TONY KARUMBA/AFP/GettyImages

Le riduzioni più incisive a quanto previsto per i fondi verso l’Africa sono state effettuate nel 2010-2011 da due dei Paesi più colpiti dalla crisi: Spagna e Grecia. L’aiuto allo sviluppo dell’Unione Europea è sceso dell’1,5 percento in tale periodo.

Il rapporto, i cui dati generali sono stati diffusi dal sito della Bbc, sottolinea come “tra coloro che sopportano le conseguenze perggiori della crisi economica europea vi sono i Paesi più poveri del mondo”. La Spagna, che aveva il sesto budget più elevato d’Europa dedicato allo sviluppo, ha dovuto tagliarlo di quasi un terzo. La Grecia, il cui programma era molto più ridotto, lo ha tagliato del 40 percento.

Una tendenza contraria a quella storica degli ultimi anni, che ha visto un incremento progressivo delle donazioni. I Paesi europei da soli contribuiscono per oltre la metà dell’assistenza allo sviluppo. Solo Paesi Bassi e alcuni Paesi scandinavi vanno oltre lo 0,7 percento del prodotto interno lordo fissato dalle Nazioni Unite per lo sviluppo del continente africano. I tre maggiori donatori europei sono Germania (14 miliardi di dollari, 0,39 del Pil), il Regno Unito (13,5 miliardi, lo 0,55 percento), e la Francia (12 miliardi, lo 0,42 percento).

Mozambico, Tanzania e Malawi sono i Paesi nei quali dagli aiuti economici dipende la vita di milioni di persone.

I critici degli aiuti allo sviluppo sostengono che i soldi in Africa vengano sprecati, e scoraggino i Paesi poveri dall’intraprendere una strada verso l’autosufficienza. Se Medici Senza Frontiere – è la domanda del giornalista della Bbc – gestisce i migliori ospedali ad Haiti, oppure Oxfam costruisc i migliori pozzi per l’acqua in Ciad, perché i governi africani dovrebbero prendersi la responsabilità di farlo, se già ci pensano altri?

Uno degli autori del rapporto, Adrian Lovett, risponde con l’esempio del Ghana, che con i sostanziosi aiuti ricevuti in passato, sta vedendo la fine della sua dipendenza dall’assistenza economica straniera. “Esiste tuttavia una distinzione tra l’aiuto per l’emergenza – le carestie, per esempio – e l’aiuto a lungo termine. Il primo non cesserà mai. Il secondo, spero il prima possibile”.