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Pakistan, ristrutturato da un italiano il Buddha attaccato dai talebani

25 June 2012versione stampabile

Quando cinque anni fa i talebani fecero esplodere la scultura del Buddha costruita in una roccia del Pakistan nord-occidentale più di 1500 anni fa, Luca Olivieri, un archeologo italiano, era subito arrivato soccorso. Grazie agli sforzi di Olivieri e dei suoi partner, la scultura del Buddha alta sei metri sta per tornare a risplendere nella Valle di Swat, vicino a Jahanabad, e con essa molti altri tesori archeologici sono stati recuperati.

 

STR/AFP/Getty Images

Il Buddha, distrutto nel 2007 dagli studenti del Corano più estremisti, non è certo il primo caso di attacco a un patrimonio artistico solo perchè simbolo di una religione diversa da quella islamica. Si tratta di una pratica che rientra nella linea dura di quei musulmani più estremisti che da sempre combattono tutto ciò che è ritenuto eretico rispetto alla loro religione. Buddisti, indù e altri siti religiosi sono stati continuamente loro bersagli.

Dopo l’attacco al Buddha di Jahanabad nell’autunno del 2007, uno staff di archeologi italiani era accorso immediatamente sul sito. Nel 2008, però, sono stati costretti dai talebani pakistani a interrompere il loro lavoro. Solo nel 2010, quindi, Olivieri e il suo staff sono potuti tornare nella valle.

Secondo quanto riferito dall’archeologo, che è a capo della Missione Archeologica Italiana in Pakistan, i militanti talebani avevano inserito degli esplosivi dentro alcuni fori che erano stati praticati nella faccia e nelle spalle del Buddha. Gli esplosivi sulle spalle non sono riusciti a esplodere, mentre gli altri hanno fatto saltare parte della bocca e altre parti della roccia intorno al volto. Una ricostruzione completa sembrerebbe impossibile, perché manca una documentazione dettagliata dell’opera e i frammenti del viso sono carenti. “Qualunque cosa tu faccia, in assenza di dati perfetti è un falso”, ha dichiarato Olivieri.

Arrivato a Swat nel 1987, quando era ancora uno studente universitario, Olivieri era rimasto affascinato dalla città che era al tempo uno dei più importanti centri di commercio e di cultura buddista. Quella in questione, infatti, è una zona conosciuta come la “Svizzera del Pakistan”, molto popolare soprattutto tra i turisti religiosi provenienti da Cina, Giappone e Corea del Sud.

La missione di Olivieri è finanziato dal governo italiano. L’archeologo ha scoperto oltre 120 siti buddisti tra le colline e i fiumi di Swat . Di circa 200 incisioni buddhiste rupestri nella valle di Swat, il Buddha di Jahanabad è stato tra i pochi a sopravvivere, a mantenere per tanto tempo il suo volto intatto. La maggior parte delle sculture, dice l’archeologo, sono state imbrattate secoli fa dagli invasori musulmani che, come i talebani, considerano il Buddha un falso idolo.

Con la ristrutturazione del Buddha, che dovrebbe essere completata più o meno questo mese, la speranza è quella di rilanciare il turismo in una delle zone un tempo più ricche dell’area pakistana.