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Usa, Arizona: Corte suprema approva legge razzista sull’immigrazione

25 June 2012versione stampabile

Il Tribunale supremo degli Stati Uniti ha ratificato la parte chiave della legge sull’immigrazione stilata dallo stato dell’Arizzona che permette alla polizia statale di verificare l’identità di qualsiasi persona fermata o arrestata perché potrebbe essere entrata illegalmente nel paese.

Arizona, manifestazione contro la legge razzista sull'immigrazione. Foto di Alex Wong/Getty Images

Si tratta di una clausola che ha scatenato molte polemiche, in quanto dà diritto alla polizia di esigere da chi è stato incarcerato la prova del proprio status migratorio senza un motivo evidente di richiederlo.

Annullati invece altri aspetti molto razzisti della legge che equiparavano gli immigrati senza documenti che vivono in Arizona e sono in cerca di lavoro ai delinquenti.

Il governatore dello stato ha comunque esultato: “Il cuore della legge è stato salvato”.

E questo avviene in un momento molto delicato della campagna elettorale presidenziale, dove Barack Obama e il suo rivale repubblicano, Mitt Romney sono entrambi in lotta per avere i voti ispanici nelle prossimo elezioni di novembre. La prima reazione di Romney dopo la decisione della Corte Suprema è stato, infatti, puntare il dito contro il presidente che non ha provveduto a riformare la legge nazionale sull’immigrazione e ha precisato che ogni Stato ha il dovere e il diritto di assicurare i propri confini e preservare il ruolo della legge. Una decisione che fra l’altro arriva dopo quella del governo federale che aveva precisato che la legge dell’Arizzona infrangeva i diritti federali di supervisionare la politica migratoria.