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Paraguay, l’ombra degli Ogm sulla crisi politica

26 June 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

“Resistere alle decisioni del parlamento, disobbedire fino a quando non torneremo al potere. La Costituzione è dalla nostra parte”. Queste le parole-invito pronunciate da Loperz Perito, ex capo di gabinetto dell’ormai ex presidente del Paraguay, Fernando Lugo.

NORBERTO DUARTE/AFP/GettyImages

Perito è una delle personalità che dal 2008 sono state più vicine a Lugo e per questo le sue parole hanno un certo peso politico. Alla televisione di Stato l’ex capo di gabinetto ha aggiunto: “Faremo tutto ciò che comanda la legge del nostro Paese per resistere agli usurpatori in tutti gli angoli del Paraguay. Questa per il momento è la nostra missione” .

“Il discorso dell’ex capo di gabinetto è stato seguito da milioni di persone” dice il giornalista paraguayano Odino Hurdengbauer.. “Ora bisogna capire cosa accadrà. In effetti Lugo – continua Hurdengbauer. – non poteva pensare di cavarsela facilmente, considerando che i due rami del parlamento sono controllati dall’opposizione. Ho forti dubbi che la situazione possa migliorare e che Lugo possa rientrare nel suo ruolo. Guardate cosa è accaduto in Honduras. Zelaya non è mai tornato al suo posto. Forse potrebbero esserci anche delle manovre economiche dietro quella che sembra esclusivamente una scelta politica. Infatti da un po’ di tempo risultano nebulosi i contratti con la Monsanto per l’impianto di semi geneticamente modificati”. Il giornalista aggiunge: “La mia paura maggiore è tornino i tempi bui e che la repressione prenda il posto del dialogo. Il nostro Paese ha già vissuto per troppo tempo la drammaticità della dittatura. Non vogliamo tornare indietro. Certo che se la situazione politica resterà così, per il Paraguay si aprirà una nuova stagione di tensioni sociali”.

Decine di persone si sono radunate davanti al palazzo presidenziale al grido di “Franco fascista” e ci sono stati anche questa mattina momenti di altissima tensione.

Nel frattempo, il Mercosur (Mercato comune del Sudamerica) ha deciso di prendere provvedimenti urgenti e sospendere la partecipazione del Paraguay. Non solo. Il Paraguay era l’unico Paese del Mercosur che non aveva ratificato l’ingresso di Caracas nell’organizzazione a causa della fervente opposizione del Congresso di Asuncion e di una parte del governo, guarda caso proprio quella legata all’attuale neo presidente Federico Franco, che senza nasconderlo mai, è sempre stato piuttosto scettico nel far entrare il Venezuela nel Mercosur a causa dei “dannosi” comportamenti in materia di economia tenuti da Hugo Chavez. Ora la strada per l’ingresso del Venezuela è decisamente in discesa.

“Esprimiamo la nostra energetica condanna alla rottura dell’ordine democratico in Paraguay” si legge in un comunicato diffuso dall’organizzazione economica che si riunirà nei prossimi giorni a Mendoza (Argentina).

Anche i rappresentanti dell’Unasur (Unione degli Stati Sudamericani) hanno deciso di riunirsi il 27 giugno prossimo a Lima in Perù, su convocazione del locale presidente Ollanta Humala.

C’è poi una questione che lascia perplessi. Almeno 100 persone, tutti ‘Brasiguayos’, cittadini paraguayani di origine brasiliana che vivono nei pressi del confine, hanno chiesto alla preside Dilma Rouseff che “nel minor tempo possibile riconoscano il nuovo governo di Asuncion”. Il gruppo si dice preoccupato per le possibili sanzioni che il Brasile potrebbe imporre al Paraguay.

Al momento l’unico Paese a reagire in modo duro alla ‘cacciata’ di Lugo è stato il Venezuela che ha richiamato l’ambasciatore e ha deciso di interrompere le forniture di petrolio per Asuncion.