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Francia, abolire la prostituzione? Una proposta poco realistica

27 June 2012versione stampabile

Luciana Coluccello

Il ministro francese dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem ha sorpreso l’opinione pubblica e la stampa dichiarando che “la prostituzione deve sparire e dobbiamo fare in modo di riuscire ad abolirla”.

 

FRANCOIS GUILLOT/AFP/GettyImages

Secondo quanto dichiarato dal ministro lo scorso 24 giugno, “la questione non è di sapere se vogliamo abolire la prostituzione, essendo la risposta in questo caso ovviamente positiva, ma piuttosto di sapere con quali mezzi metteremo in opera questo piano”. Ha poi aggiunto il ministro: “il mio obiettivo, e quello di tutto il Ps, è quello di sradicare la compravendita di sesso. Non sono ingenua e so che sarà un cantiere lungo e difficile, ma sono comunque intenzionata a percorrerlo”.

Attualmente, in Francia si possono avere dei rapporti sessuali in cambio di denaro senza che ciò costituisca reato. L’unica cosa che la legge punisce dal 2003 è l’adescamento passivo, ovvero le avances fatte da una prostituta in luogo pubblico.

La proposta dell’attuale ministro dei diritti delle donne, intanto, sta suscitando reazioni abbastanza estreme. Il mondo delle associazioni è diviso tra chi è totalmente a favore e chi, invece, reprime del tutto una legge abolizionista. Avvelenate sono, naturalmente, le posizioni di quante fanno il mestiere. E-il mensile ha intervistato Agnés, una militante dell’associazione francese  “Bois de Boulogne” che tutela gli interessi delle commercianti del sesso.

Come valuta la proposta del ministro Vallaud-Belkacem?

Poco intelligente. Vorrei fare prima di tutto un discorso oggettivo. Non ci sono soltanto le prostitute che sono costrette, ma anche quelle che, per un motivo o per un altro, scelgono di fare o hanno scelto di fare questo lavoro molti anni fa. Soffermiamoci su queste ultime. Secondo quanto ha detto il ministro, queste persone dovrebbero essere aiutate a reintrodursi nella società, a trovare un lavoro. Ma mi spiegate come fa a trovare lavoro una donna di 45 anni che per 20 ha fatto solo la prostituta? Cosa scriverà questa donna nel suo curriculum? L’introduzione del reato di prostituzione spingerebbe quindi questo mestiere verso una clandestinità ancora maggiore di quella che già c’è, con sempre meno garanzie di sicurezza personale. Perché lo sappiamo tutti: non basta dire che è un reato prostituirsi perché la prostituzione scompaia.

Quindi diciamo che la posizione del ministro è abbastanza propagandistica.

Esatto. Quello che cerca questo ministro è popolarità, perchè una persona intelligente non proporrebbe mai una cosa del genere sapendo quali sono le conseguenze che si porta dietro. Conseguenze che sarebbero ben peggiori degli oggettivi disagi che spesso sono legati alla prostituzione. Molte donne vivono da cani, è vero. Molte sono costrette a fare questo lavoro, è altrettanto vero. Ma per tutte quelle che scelgono questo come il mestiere della loro vita, giusto o sbagliato che sia? Come la mettiamo?

E-il mensile ha chiesto a Maria Pia Covre, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute in Italia, quali conseguenze comporterebbe l’applicazione di un provvedimento del genere.

Non le sembra strano che una proposta del genere arrivi proprio da un governo socialista?

Assolutamente si. Ma teniamo conto che i politici che fanno questo tipo di proposte sono quasi sempre donne che hanno un background culturale femminista e pensano di essere intelligenti nell’abolire la prostituzione perché aboliscono una schiavitù. In realtà non si rendono conto che ci sono anche i casi in cui la prostituzione è una libera scelta. In quei casi deve essere paragonata ad un vero lavoro per far lavorare in modo decente e dignitoso le persone, altrimenti sono proprio loro a renderle schiave. Chi fa questo tipo di proposte, quindi, è solo qualcuno che ha poco potere e che ha bisogno di “fare sensazione” per farsi strada in un mondo politico che è ancora abbastanza chiuso alle donne.

Però si tratta di un ministro che è dentro l’attuale governo francese, non della propaganda di un politico che vuole arrivare al potere.

È vero, ma anche noi abbiamo avuto in Italia il ministro Carfagna che, qualche anno fa, propose la stessa cosa. Il problema di questi provvedimenti è che poi vengono dichiarati incostituzionali, come è successo da noi, però comunque riescono a fare tendenza. Questa è una cosa molto pericolosa, basti vedere cosa succede tutt’oggi in alcuni comuni italiani. Ad ogni modo, anche in Francia secondo me, nonostante l’attuale polverone, questa proposta non andrà da nessuna parte. Non sono credibili posizioni abolizioniste. La stessa idea di abolizionismo, nato in Francia moltissimi anni fa, è stata strumentalizzata.

Ovvero? Da dove viene l’abolizionismo?

Si tratta di un fenomeno che nasce in epoca napoleonica per abolire i bordelli, le case chiuse, poiché le donne che vi lavoravano erano molto discriminate ed emarginate e vivevano in condizioni sanitarie pessime. Effettivamente in quel periodo, ma anche in altri periodi successivi, abolire queste case significava liberare le donne. Oggi però liberare le donne significa anche lasciarle libere di decidere del loro destino. Libertà delle donne significa anche che se io sono maggiorenne e consenziente e voglio fare dei servizi sessuali come lavoro nessuno me lo deve impedire. E questo vale anche per gli uomini. L’autodeterminismo di una donna è una delle cose più belle che il femminismo ci abbia mai insegnato.

Quindi quali conseguenze avrebbe l’attuazione del modello svedese in Francia?

Iniziamo col dire che la legge svedese secondo me è orribile e non funziona. È un modello che criminalizza i clienti, ma anche le prostitute. Le prostitute esistono ancora in Svezia, ma in maniera sommersa, invisibile, quindi i clienti in maniera clandestina riescono comunque ad usufruire dei loro servizi. È una legge di propaganda e le valutazioni che sono state fatte dopo il 1999 (anno in cui è stata applicata) per capire se stesse funzionando o meno si sono spesso avvalse di dati fasulli, truccati. Questo proprio per dimostrare che funzionava, quando in realtà non è così. Il problema di queste leggi è che propongono l’abolizione della prostituzione in modo subdolo e maligno, perché le stesse persone che fanno queste proposte sanno benissimo che la prostituzione non si può abolire . Sanno benissimo quali conseguenze comporta una legge che fa diventare un reato la prostituzione. Penso, per esempio, a quegli uomini che usufruiscono di servizi sessuali a pagamento non solo per capriccio. Penso a quelle donne che volontariamente preferiscono questo mestiere a qualsiasi altro lavoro perché si guadagna oggettivamente bene rispetto a un lavoro in fabbrica, ad esempio. Ecco, se si lascia questo lavoro alla clandestinità indubbiamente esso finisce per essere criminalizzato e sfruttato pesantemente. Le condizioni di chi fa questo mestiere quando esso è considerato un reato peggiorano sensibilmente. Peggiorano le modalità per usufruire del servizio, perché ovviamente bisogna farlo cercando di sfuggire alle autorità. Peggiora anche la condizione delle donne che fanno quel lavoro. A mio avviso, dunque, la posizione che ha preso il ministro dei diritti delle donne francese è solo ideologica, moralista. Oltre che fortemente limitante la libertà di altre donne.

Ma perchè allora associazioni come Le Nid sono d’accordo con quella posizione?

Le Nid è storicamente un’associazione abolizionista francese abbastanza antica. Nasce in origine per abolire i bordelli, le case di tolleranza, per i motivi che abbiamo spiegato prima, ma non ha mai avuto la presunzione di abolire la prostituzione. Il problema però è che col tempo il movimento abolizionista ha avuto delle deviazioni e si è cominciato a predicare che andava abolita la prostituzione. Come abbiamo detto prima, il movimento abolizionista è stato anche abbastanza strumentalizzato. E, infatti, io ho incontrato delle persone che lavorano per Le Nid che mi hanno detto con chiarezza di non essere per l’abolizione della prostituzione ma, semmai per abolire un certo modello di prostituzione, come quello greco per esempio.

Qual è il problema del modello greco?

In Grecia viene ancora usato un modello di case di tolleranza che non può essere accettato. Non da alcun diritto alle donne, impone controlli sanitari bisettimanali strettissimi ai quali molte prostitute sfuggono. Pensiamo che ci sono solo trecento donne registrate, sotto il controllo sanitario e della polizia. Le altre tre-quattromila sfuggono completamente a tali controlli. Capiamo bene che è un sistema che non funziona.

Diverso è, però, il parere di Ernestine Ronai, vicepresidente dell’associazione Le Nid, che si dice proprio “a favore dell’abolizione del commercio del corpo”. È un cantiere per il quale è necessario disporre di strumenti legali e di mezzi finanziari. Bisogna penalizzare i clienti, lottare contro le reti criminali, accompagnare le prostitute e facilitare il loro inserimento nella società”. Abolire la prostituzione in quanto mestiere, quindi, poiché essa è spesso legato a organizzazioni mafiose.

Le diverse reazioni sottolineano, in sostanza, aspetti diversi dello stesso problema, anche se appare chiaro come alcune considerazioni siano molto più realistiche di altre.

Il ministro Najat Vallaud-Belkacem, intanto, si è detto disponibile ad aprire “a breve la discussione agli esponenti della società civile”. Aldilà delle diverse posizioni comunque, resta interessante notare, come in Francia l’argomento in questione abbia posto in perfetta sintonia le posizioni dei socialisti con quelle dei neogollisti. Nel 2011 l’allora titolare del ministero della Sanità, Roselyne Bachelot, aveva infatti dichiarato: “non esiste prosituzione libera, liberamente scelta o acconsentita”.

Il ministro francese dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha sorpreso l’opinione pubblica e la stampa dichiarando che “la prostituzione deve sparire, e dobbiamo fare in modo di riuscire ad abolirla”. Secondo quanto dichiarato dal ministro lo scorso 24 giugno, infatti, “la questione non è di sapere se vogliamo abolire la prostituzione, essendo la risposta in questo caso ovviamente positiva, ma piuttosto di sapere con quali mezzi metteremo in opera questo piano. Il mio obiettivo, e quello di tutto il Ps, è quello di sradicare la compravendita di sesso”.
Non sono ingenua e so che sarà un cantiere lungo e difficile, ma sono comunque intenzionata a percorrerlo”, ha aggiunto la Najat Vallaud-Belkacem.
Attualmente, in Francia si possono avere dei rapporti sessuali in cambio di denaro senza che ciò costituisca reato. L’unica cosa che la legge punisce dal 2003 è l’adescamento passivo, ovvero le avances fatte da una prostituta in luogo pubblico. La proposta dell’attuale ministro dei diritti delle donne, intanto, sta suscitando reazioni abbastanza estreme. Il mondo delle associazioni è diviso tra chi è totalmente a favore e chi, invece, reprime del tutto un eventuale provvedimento. Avvelenate sono, naturalmente, le posizioni di quante fanno il mestiere. E-il mensile ha intervistato Agnés, una militante dell’associazione “Bois de Boulogne” che tutela gli interessi delle commercianti del sesso. cosa comporta, secondo voi, far diventare la prostituzione un reato? Vorrei fare prima di tutto un discorso oggettivo. Non ci sono soltanto le prostitue che sono costrette ma anche quelle che, per un motivo o per un altro scelgono di farlo o hanno scelto di farlo molti anni fa. Secondo quando ha detto il ministro queste persone dovrebbero essere aiutate a reintrodursi nella società, a trovare un lavoro. Ma mi spiegate come fa a trovare un lavoro una donna di 45 anni che per 20 ha fatto solo la prostituta? Cosa scriverà questa donna nel suo curriculum? Secondo noi, inoltre, l’introduzione del reato di prostituzione spingerebbe queste persone verso una clandestinità ancora maggiore di quella che già c’è, con sempre meno garanzie di sicurezza personale. Perché lo sappiamo tutti: non basta dire che è un reato prostituirsi perché la prostituzione scompaia. La posizione del ministro appare più come una propaganda quindi.. Esatto. Se passasse un provvedimento del genere, nei fatti succederebbe questo: la prostituzione diventerebbe reato e tutti saprebbero che la Francia ha assunto una posizione chiara in materia di commercio del sesso. Il commercio del sesso però non per questo smetterebbe di esistere. Solo che non avrebbe la stessa visibilità perché, formalmente, essendo reato, continuerebbe ad essere praticato in maniera più nascosta. Con le dovute conseguenze sia per la prostituta sia per il cliente. E-il mensile ha chiesto a Maria Pia Covre, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute in Italia, quali conseguenze comporterebbe un provvedimento del genere. Non sembra strano che un provvedimento del genere arrivi proprio da un governo socialista? Certo che è strano. Ma teniamo conto che le politiche che fanno questo tipo di proposte sono donne che hanno un background culturale femminista e pensano di essere intelligenti nell’abolire la prostituzione perché aboliscono una schiavitù. In realtà non si rendono conto che ci sono anche i casi in cui la prostituzione è una libera scelta. In quei casi deve essere paragonata ad un vero lavoro per far lavorare in modo decente e dignitoso le persone altrimenti sono proprio loro a schiavizzare queste persone. D’altra parte sono convinta che chi fa questo tipo di proposte è solo qualcuno che ha poco potere e che hanno bisogno di “fare sensazione” per farsi strada in un mondo politico che è ancora abbastanza chiuso alle donne. Però si tratta di un ministro dell’attuale governo, non della propaganda di un politico che vuole arrivare al potere. È vero, ma anche noi abbiamo avuto in Italia il ministro Carfagna che voleva abolire la prostituzione. Il suo disegno di legge, però. È stata dochiarato incostituzionale. Anche in Francia secondo me, nonostante l’attuale polverone, non si andrà da nessuna parte. Non sono credibili posizioni abolizioniste, anche perché è stata strumentalizzata la stessa idea di abolizionismo. Si tratta di un fenomeno che storicamente è nato in Francia in epoca napoleonica per abolire le case chiuse poiché le donne che vi lavoravano erano molto discriminate ed emarginate. Effettivamente in quel periodo, ma anche in altri periodi successivi, abolire queste case significava liberare le donne. Oggi però liberare le donne significa anche lasciarle libere di decidere del loro destino. Libertà delle donne significa anche che se io sono maggiorenne e consenziente e voglio fare dei servizi sessuali come lavoro nessuno me lo deve impedire. E questo vale anche per gli uomini. L’autodeterminismo di una donna è una delle cose più belle che il femminismo ci ha insegnato. Quindi quali conseguenze avrebbe l’attuazione del modello svedese in Francia? Iniziamo col dire che la legge svedese secondo me è orribile e non funziona. È un modello che criminalizza i clienti ma anche le prostitute. Almeno la metà delle prostitute esiste ancora in Svezia, ma in maniera sommersa, invisibile, quindi i clienti in maniera clandestina riescono comunque ad usufruirne. È una legge di propaganda e le valutazioni che sono state fatte dopo il 1999 (anno in cui è stata applicata) per capire se stesse funzionando o meno si sono spesso avvalse di dati fasulli, truccati. Questo proprio per dimostrare che funzionava, quando in realtà non è così. Il problema di queste leggi è che propongono l’abolizione della prostituzione in modo subdolo e maligno, perché le stesse persone che vogliono queste leggi sanno benissimo che la prostituzione non si può abolire e sanno benissimo quali conseguenze comporta una legge che fa diventare un reato la prostituzione. Penso, per esempio, a quegli uomini che usufruiscono di servizi sessuali a pagamento non solo per capriccio. Penso a quelle donne che volontariamente preferiscono questo mestiere a qualsiasi altro lavoro perché si guadagna oggettivamente bene rispetto a un lavoro in fabbrica, ad esempio. Ecco, se si lascia questo lavoro alla clandestinità indubbiamente esso finisce per essere criminalizzato e sfruttato pesantemente. Le condizioni di chi fa questo mestiere quando esso è considerato un reato, quindi, peggiorano sensibilmente. Peggiorano le modalità per usufruire del servizio, perché ovviamente bisogna farlo cercando di sfuggire alle autorità. Peggiora anche la condizione delle donne che fanno quel lavoro. A mio avviso dunque, la posizione che ha preso il ministro dei diritti delle donne francese è solo ideologica e fortemente limitante la libertà di altre donne. Ma perchè allora associazioni come Le Nid sono d’accordo con quella posizione? Le Nid è storicamente un’associazione abolizionista abbastanza antica. Nasce in origine per abolire i bordelli, le case di tolleranza per i motivi che abbiamo spiegato prima, ma non ha mai avuto la presunzione di abolire la prostituzione. Il problema però è che negli anni il movimento abolizionista ha avuto delle deviazioni e si è cominciato a predicare che andava abolita la prostituzione. Diciamo che il movimento abolizionista è stato anche abbastanza strumentalizzato perché lo sanno tutti che è una cosa impossibile abolire la prostituzione. E, infatti, io ho incontrato delle persone che lavorano per Le Nid che mi hanno detto con chiarezza di non essere per l’abolizione della prostituzione ma, semmai per abolire un certo modello di prostituzione come quello greco, per esempio. Cosa ha che non va il modello greco? In Grecia viene ancora usato un modello di case di tolleranza che non può essere accettato. Non da alcun diritto alle donne, impone controlli sanitari bisettimanali strettissimi ai quali molte prostitute sfuggono. In questo modo ci sono solo trecento donne registrate, sotto il controllo sanitario e della polizia altre tre-quattromila che sfuggono completamente a tali controlli. Capiamo bene che è un sistema che non funziona.
Diverso è, però, il parere di Ernestine Ronai, vicepresidente dell’associazione Le nid, che si dice a favore dell’abolizione del commercio del corpo. “È un cantiere per il quale è necessario disporre di strumenti legali e di mezzi finanziari. Bisogna quindi penalizzare i clienti, lottare contro le reti criminali, accompagnare le prostitute e facilitare il loro inserimento nella società”. Abolire la prostituzione in quanto mestiere, quindi, perché esso è spesso legato a organizzazioni mafiose.
In sostanza, si tratta di sottolineare aspetti diversi dello stesso problema. Lo stesso ministro Najat Vallaud-Belkacem, comunque, si è detta disponibile ad aprire “a breve la discussione agli esponenti della società civile”. notare che su questo specifico argomento, i socialisti sono in perfetta sintonia con le posizioni dei neogollisti. Nel 2011 l’allora titolare del portafoglio della Sanità, Roselyne Bachelot, aveva dichiarato che «non esiste prosituzione libera, liberamente scelta o acconsentita”.

4 Responses to Francia, abolire la prostituzione? Una proposta poco realistica

  1. francesco

    28 June 2012 at 03:08

    ma su quale “Vangelo” è scritto che la prostituzione nn si può abolire? c’è una qualche “legge scientifica” che impone che la più grave ed evidente forma di sfruttamento dell’uomo sulla donna (o meglio sul suo corpo) sia eterna? come tutti i fenomeni, la prostituzione è originata all’interno di una data società (quella maschilista/patriarcale) e una data forma di proprietà, e terminerà al crollare di questa “visione del mondo e dell’essere umano”
    la questione nn è “se sia possibile”, ma “come”, cioè senza forme di repressione sulle donne, trans e uomini che si prostituiscono.
    con buona pace dei presunti liberali e dei radicali, libertà nn è solo “scegliere di…”, ma anche e soprattutto “nn dover essere COSTRETTI a scegliere…”
    saluti antimilitaristi!

  2. cittadino italiano

    28 June 2012 at 18:39

    l’abolizione della prostituzione è davvero un’idea insensata, bisognerebbe semmai legalizzarla e regolamentarla: Olanda docet, ma il resto del mondo è uno studente poco attento…

    • francesco

      28 June 2012 at 18:58

      l’olanda dove i corpi delle donne si mettono in vetrina come le lavatrici, i cellulari e i prosciutti?? dove essere umano e ogetto commerciale nn sono più distinguibili l’uno dall’altro?? la legalizzazione per togliere mercato alla criminalità e ottenere entrate con la tassazione può avere un senso per le “cose” (per esempio le droghe leggere), nn certo per le persone!
      dall’europa del nord abbiamo molto da imparare, nn questo, però!

      • cittadino italiano

        3 July 2012 at 17:48

        guarda che quelle donne scelgono loro stesse di mettersi in mostra, mica le costringono, al contrario di come accade da noi.