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Messico, Pri: ritorno al potere

2 July 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

Il Messico ha un nuovo presidente. Si tratta di Enrique Pena Nieto, 45 anni, candidato dal Partito Rivoluzionario Istituzionale (Pri). Ennesima delusione, dopo quella del 2006 contro Felipe Calderon, per il candidato del Partito Rivoluzionario Democratico (Prd), Andres Manuel Lopez Obrador, che ha ottenuto solo il 31 per cento dei voti. Ci credevano molto i sostenitori di Obrador, tanto che davano quasi per scontata l’affermazione del loro candidato. Ma così non è stato. “I messicani mi hanno dato una possibilità – ha detto Nieto – devo onorare questa loro concessione e portare la nazione ad allinearsi con la realtà del XXI secolo”.

 

YURI CORTEZ/AFP/GettyImages

La sinistra si impone solo a Città del Messico, che ancora una volta conferma di essere differente dal resto del Paese.
Nieto, vicinissimo all’Opus Dei, riporta il Pri alla presidenza del Paese dopo 12 anni. Con il 25 per cento dei voti si è piazzata al terzo posto la candidata del Pan (la stessa formazione politica del presidente uscente Calderon), Josefina Vazquez Mota.

Nieto deve molto della sua vittoria alla massiccia campagna televisiva che ha portato avanti nei sondaggi durante gli ultimi mesi e che gli ha consentito di presentarsi come l’uomo nuovo, il vincente di cui avrebbe avuto bisogno il Paese.

Di fatto i 50mila morti della guerra narcos e la pochezza della politica durante il suo mandato, hanno bruciato le possibilità di una riaffermazione del Pan di Calderon.

“La lotta contro il crimine organizzato deve andare avanti, pensando a nuove strategie per fare in modo che la violenza si riduca e così si riesca a proteggere prima di tutto la vita dei nostri concittadini. Sarò il presidente di tutti i messicani e al mio fianco organizzerò una squadra di collaboratori che farà della trasparenza, della capacità e dell’esperienza, i suoi punti di forza” ha detto il neo presidente.

“Abbiamo assistito a due cose fondamentali”, dice al telefono con E-il Mensile il noto giornalista politico Norberto Tiempo. “La prima è che dopo più di un decennio il Pri torna al potere. Questo significa che la gente non ne poteva più dell’amministrazione precedente che ha dimostrato di non saper gestire il Paese, tanto che la pubblicizzata lotta ai narcos si è trasformata in una guerra senza esclusione di colpi dove, in tutta onestà, non si capisce chi combatte chi o cosa. Il Pan non è stato in grado di gestire il Paese. Nessuna cosa positiva è stata fatta contro il traffico di stupefacenti. Ma nemmeno contro il traffico di essere umani. Niente e nessuno si è occupato della corruzione e della diffusione della violenza. La seconda cosa che si può notare è che il Prd non riesce a vincere le elezioni. Forse questa volta non dovevano candidare ‘Amlo’ (Andres Manuel Lopez Obrador), ma una personalità più forte, magari anche un po’ più convincente. Non serve a nulla governare la capitale se poi non si ha la possibilità di gestire il Paese in egual modo. La vittoria di Nieto in effetti fa tornare un po’ indietro con gli anni. Speriamo che la vecchia politica in stile Pri non torni alla ribalta, però ho forti dubbi. Ora il lavoro del neo presidente sarà anche quello di riabilitare agli occhi del mondo una nazione che è in grado di dare molto al pianeta”.

Nieto durante la campagna elettorale aveva promesso di ristabilire l’ordine per le strade del Paese ammiccando alla classe media che da troppi anni si sentiva in balia delle difficoltà della nazione. Ma sono molti quelli che sostengono che la vittoria di Nieto sia il frutto della sua voglia di conciliazione e riappacificazione del Paese.