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Libano: le tensioni porteranno a una guerra civile?

3 July 2012versione stampabile

Giulia Bertoluzzi

da Beirut

La settimana scorsa, un uomo mascherato ha attaccato la centrale della stazione televisiva Al-Jadeed nella zona di Wata al-Msaybeth di Beirut. Questo attacco ha scatenato una serie di azioni di rappresaglia durante l’intera settimana. Le rivendicazioni riguardano il detenuto,  Wissam Alaeddine, che era presente durante l’attacco alla stazione televisiva . In realtà sono vari mesi che la tensione sta crescendo in Libano. Ogni settimana, diverse manifestazioni semi-pacifiche si susseguono tra Beirut, Sidone e Tiro superficialmente per ragioni diverse.

JOSEPH EID/AFP/GettyImages

Le mobilitazioni giovanili erano già iniziate l’anno scorso per porre fine al sistema confessionale libanese. Questo sistema, seppur teoricamente tenga in considerazione il peso di ogni gruppo confessionale, si è fossilizzato su una guerra di potere con in testa i cristiani che non possono ammettere che il Libano ha cambiato maggioranza confessionale dopo gli anni ’30. Dopo un anno, le manifestazioni si fanno più dure e assomigliano sempre di più ad una micro-guerriglia urbana. Le principali rivendiacazioni riguardano i tagli di elettricità. Questi tagli erano già stati annunciati all’inizio dell’anno dal ministro dell’energia Bassil. La gestione dell’energia è al centro di un ostruzionismo governamentale, che impedisce di prendere decisioni di assestamento della situazione. Alcuni quartieri di Beirut godono solo di 3 ore di elettricità al giorno, e nei villaggi di periferia la situazione diventa anche più altalenante.

I giovani che scendevano in strada l’anno scorso, armati del bisogno di cambiamento, ora si mettono in disparte, evitando gli scontri e lasciando spazio invece ai vari scontri tra fazioni.

Durante l’intera settimana scontri tra sunniti e sciiti si sono ripetuti ad incidenza giornaliera ; tenendo presente che l’accusato Alaeddine fa parte di Hezbollah, gli scontri si sono rivoltati in « scaramucce » tra seguaci sciiti di Hezbollah e sunniti.

Nonostante queste tensioni continue, e tenendo presente i duri scontri che continuano a Tripoli tra sunniti e alawiti, che non sono certo una novità per il Libano, la degenerazione in un conflitto intestino è un’ipotesi molto recondita per varie ragioni. Principalmente, la reazione del governo e del presidente Suleiman alla guerra siriana porta a supporre che il fine pricipale delle forze libanesi sia di placare ogni tipo di tensione derivante dai continui attacchi siriani. In questo senso, il rapimento dei dodici sciiti da parte delle truppe siriane, e le continue scorribande di confine nella valle della Beqaa, non hanno portato ripercussioni reali all’interno del paese. Al contrario, il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, continua a richiamare alla calma.

In secondo luogo, le forze regionali (Iran, Qatar, Turchia) non sono disposte a vedere nascere un conflitto in Libano, preferendo una situazione di crisi latente che vige nel paese dal ’48. In questo senso, un conflitto in Libano significherebbe un acuirsi delle tensioni tra sciiti e sunniti, che ridefinirebbe la guerra in Siria come un problema di sicurezza regionale e internazionale con un probabile coinvolgimento di forze esterne. L’unico paese che ne trarrebbe vantaggio sarebbe la Siria, che vedrebbe spostare l’attenzione sul Libano, in questo senso il tentativo di Bashar al-Assad sembra aver fatto un buco nell’acqua.

Infine, i giovani libanesi non sono più disposti a vivere un’altra guerra civile. Le giovani generazioni libanesi sono lacerate dalla guerra, che hanno vissuto troppo frequentemente negli ultimi anni. Dato che le manifestazioni che si sono viste l’anno scorso hanno cambiato aspetto durante il 2012, i giovani si distaccano sempre di più dalle prese di posizione, cercando di non invischiarsi involontariamente in lotte tra fazioni.

La posizione ufficiale del Libano sembra convalidare l’ipotesi di voler mantenere la calma a tutti i costi, come annunciato nel Dialogo Nazionale tra i leader politico-confessionali libanesi del 11 giugno poi rimandato al 25 giugno. Il dialogo dell’11 giugno, ribattezzato poi la « dichiarazione di Baabda », è quasi interamente incentrato sul controllo della circolazione di armi all’interno del paese (misura espressamente indetta per tentare di integrare l’esercito di Hezbollah in quello libanese- questa proposta è stata rifiutata da Hezbollah che vede il suo esercito necessario per la difesa del Libano contro Israele), e il mantenimento della calma cercando di mettere in dialogo le due coalizioni dell’8 marzo e del 14 marzo (la prima coalizione comprende Hezbollah e Amal alleati con i cristiani del generale Aoun, la seconda prevedeva ai tempi della sua creazioni principalmente i partiti sunniti – Mustaqbal- alleati con i cristiani maroniti, mentre ora si tratta di una coalizione filo-occidentale e anti-siriana ). Durante il Dialogo Nazionale è stata stilata la strategia di difesa in caso di attacco da parte della Siria. Una preoccupazione costante del Libano resta il controllo d’armi all’interno dei campi palestinesi.

Stando alla situazione odierna, sembra difficile immaginare un nuovo scenario di guerra per il Libano, ma la possibilità che le tensioni aumentino resta come sempre alta.

One Response to Libano: le tensioni porteranno a una guerra civile?

  1. maria bertoluzzi

    3 July 2012 at 21:40

    La situazione in medio oriente è molto delicata sicuramente precaria va monitorata tenuta aggiornata.Credo che quello che succede in quei paesi debba interessarci tutti perchè può contribuire a cambiare le nostre vite un bravo all’autore del servizio