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Acta, il giorno del giudizio

4 July 2012versione stampabile

Enrico Piovesana

Oggi, 4 luglio, il Parlamento europeo è chiamato a pronunciarsi sull’Accordo commerciale anti-contraffazione (Acta) che, se approvato, comporterà un forte limitazione della libertà di internet nei 39 Paesi che hanno segretamente negoziato questo trattato.

Questo oscuro accordo internazionale, siglato a Tokyo lo scorso 26 gennaio, riconosce alle multinazionali titolari di diritti d’autore il potere di agire direttamente a tutela dei propri interessi commerciali, senza autorizzazione di un giudice, facendosi consegnare dai provider internet informazioni per l’identificazione dei loro utenti sospettati di violazione del copyright.

Rendendo i provider legalmente corresponsabili della condotta dei loro utenti, l’Acta costringerà le aziende che offrono accesso alla rete (in Italia, ad esempio, Telecom, Vodafone, Infostrada, Tiscali, Tele2, Fastweb, ecc.) a tutelarsi preventivamente aumentando il monitoraggio delle attività online individuali.

Per evitare guai legali, i provider saranno spinti a diventare poliziotti del web al sevizio delle multinazionali titolari dei diritti, censurando le proprie reti con sistemi di filtraggio che avranno gravi conseguenze sulla riservatezza e la libertà di espressione degli utenti.

“I presunti benefici di questo accordo sono assai minori dei rischi potenziali alle libertà civili”, ha dichiarato l’eurodeputato David Martin, relatore del dossier Acta. “Data la vaghezza del teso e l’incertezza sulla sua interpretazione, il parlamento europeo non sarebbe in grado di garantire un’adeguata protezione dei diritti dei cittadini in caso di entrata in vigore dell’Acta. Per questo chiedo al Parlamento di non approvare questo accordo”.

Grazie alla pressione delle associazioni per la libertà in rete, che in questi mesi hanno raccolto 2,8 milioni di firme contro l’Acta, anche cinque commissioni del Parlamento europeo (Commercio Internazionale, Industria Ricerca ed Energia, Affari Legali, Libertà Civili e Giustizia, Sviluppo) hanno dato parere negativo sull’Acta.

AUDIO: l'Acta secondo Stefano Quintarelli, ex presidente dell’Associazione italiana internet provider