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Perù, tre morti nelle proteste contro il progetto Conga

4 July 2012versione stampabile

Centinaia di persone hanno attaccato gli edifici governativi nella città di Celendin, inducendo le autorità a dichiarare lo stato di emergenza nella regione.

 

MAYER ABANTO/AFP/GettyImages

Il motivo è ancora lo stesso: secondo i manifestanti il progetto minerario Conga, finanziato dalla società americana Newmont, distruggerà le riserve idriche del Paese.

Già alla fine dello scorso anno le attività della Newmont avevano avuto una battuta d’arresto a seguito di proteste simili a quelle che stanno avvenendo in questi giorni.

Non è, infatti, la prima volta che i peruviani si trovano a difendere il loro territorio dalle attività legate al settore minerario quando queste diventano troppo invasive per la popolazione.

Il progetto Conga, elaborato dalla compagnia Yanacocha, la più grande miniera d’oro dell’America (appartenente alla peruviana Buenaventura e alla statunitense Newmont Mining), è un investimento che riguarda l’estrazione di oro e rame. Si tratta di un progetto contro il quale i peruviani protestano ormai da tempo poiché la sua attuazione metterebbe a repentaglio un intero ecosistema di lagune alto-andine per un totale di 34 ettari di specchi d’acqua distrutti. Acqua fondamentale per un popolo che ancora vive principalmente di agricoltura e di allevamento.

Le manifestazioni di questi giorni, più violente rispetto alle precedenti, sono dovute al fatto che anche il sindaco di Celendin ha espresso il suo sostegno alla costruzione della miniera d’oro a cielo aperto. Decisione, questa, che ha indignato gli abitanti della città.

Il governo peruviano ha, quindi, dichiarato 30 giorni di stato di emergenza in tre province della zona, Celendin, Hualgayoc e Cajamarca. Misura che era già stata presa lo scorso dicembre, quando il presidente Ollanta Humala aveva dichiarato lo stato di emergenza in Cajamarca, dopo che le proteste contro la miniera avevano subito una forte escalation nella città.