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Sudan-Sud Sudan, ancora scontri nel Blue Nile

4 July 2012versione stampabile

Stella Spinelli

La regione del Blue Nile è di nuovo teatro di scontri tra le forze armate sudanesi e i ribelli del Sud Sudan. I combattimenti si stanno concentrando nella zona di Diem Mansour, a sud di Kurmuk, al confine con l’Etiopia. L’agenzia di stampa Misna riferisce che la scarsità di fonti indipendenti rende difficile ogni bilancio.

La raccolta dell'acqua. Sud Sudan. Foto di HANNAH MCNEISH/AFP/Getty Images

Secondo il Sudanese Media Center, che cita il portavoce dell’esercito di Khartoum, Sawarmi Khaled Saad, ieri sera i soldati sudanesi hanno respinto un attacco del Movimento popolare per la liberazione del Sudan-Nord (Splm-N). Saad ha annunciato “pesanti perdite umane” tra i ribelli.

Sono scontri che arrivano a pochi giorni dal via libera del governo di Khartoum alle operazioni umanitarie che vedranno protagoniste le popolazioni di questa regione del Nilo Blu e del Sud Kordofan, entrambe controllate dal Splm-N. Si tratta quindi di zone piegate da un anno di guerra per il controllo delle aree di produzione petrolifera.

Un allarme è stato lanciato anche dalle Nazioni Unite che hanno definito la situazione “disperata”. Duecentomila persone sono scappate dalle due regioni verso il Sud Sudan e l’Etiopia. Valerie Amos, responsabile delle emergenze umanitarie all’Onu, ha sottolineato che nonostante il piano accettato da Khartoum, “sul terreno le condizioni operative non consentono ancora la consegna degli aiuti nelle zone sotto il controllo del Splm-N”.

L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha espresso preoccupazione anche per la sorte dei cinquecentomila sudsudanesi che vivono in Sudan: “I miei uffici hanno documentato le discriminazioni di cui sono vittime. A questo si aggiunge un rischio di creare un gruppo di apolidi se i due stati non dovessero cambiare posizione in merito all’attribuzione della cittadinanza” ha dichiarato davanti al Consiglio di sicurezza.

Sempre secondo la Misna, Pillay ha chiesto a Khartoum e a Juba, che finora hanno negato la cittadinanza a questo gruppo, di “non escluderlo su base etnica, religiosa o di altri criteri”.

L’Alto commissario Onu ha evidenziato anche le crescenti restrizioni dal punto di vista dei diritti umani e il deteriorarsi delle condizioni di vita nei due paesi. Nel Nord avvengono puntualmente violenti repressioni delle proteste per il carovita e nel Sud Sudan “l’impunità e la mancanza di libertà di espressione” che prevalgono.