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Usa, l’Obamacare e la guerra dei broccoli

4 July 2012versione stampabile

Mario Di Vito
@delniente

Fare una multa a qualcuno perché non ha l’assicurazione sanitaria è come fargliela perché non mangia i broccoli. Antonin Scalia è un giudice conservatore alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. Fu lui, nel marzo scorso, a cominciare la “guerra dei broccoli”, ovvero, la più dura critica da destra alla riforma sanitaria voluta da Obama. Così, se dal 1791 al 2005 – fonte legallanguageexplorer.com – la parola “broccoli” era stata usata una sola volta, nel 1978, in 28.346 documenti prodotti dalla Corte, soltanto nella discussione dell’Obamacare la metafora ortofrutticola è stata messa a verbale per ben dodici volte. Ma come ha fatto una metafora del genere – che neanche Brunetta nelle notti di luna piena – a diventare il simbolo della lotta a quello che si propone come un cambiamento epocale nell’amministrazione sanitaria made in Usa?

Alex Wong/Getty Images

Il punto giuridico è questo: lo stato federale può obbligare un cittadino all’acquisto di un prodotto – nella fattispecie, un’assicurazione sanitaria –, pena la multa, perché, in sostanza, il governo sta soltanto esercitando il suo potere di imporre una tassa.

Nei lunghi mesi di discussione sull’Obamacare, i repubblicani hanno contestato soprattutto questo punto: una multa non è una tassa e, soprattutto, l’idea che qualcuno debba aprire il portafoglio per qualcosa che non vuole avere è fuori da ogni logica. Ovvero, dove sta scritto che chi non compra i broccoli debba pagarci sopra una tassa (o una multa)? Ma non è tutto, durante le argomentazioni orali – broccoli a parte – i giudici di matrice repubblicana hanno menzionato altre metafore per opporsi all’Obamacare, sostituendo, di volta in volta, l’assicurazione sanitaria con l’automobile, il cellulare e la “burial insurrance”, l’assicurazione sulla sepoltura. La metafore più evocativa, comunque, è rimasta quella dei broccoli: se, come sostiene la Casa Bianca, imporre una tassa su un prodotto sanitario è costituzionale, come la mettiamo con le verdure? Fanno bene alla salute, no?

Dal canto suo, il democratico Daniel Verrilli, avvocato di Stato Usa, ha fatto presente che tra i broccoli e l’assicurazione sanitaria una differenza giuridica c’è, e come se c’è: uno non va dal fruttivendolo in maniera “imprevedibile e involontaria” come entra in ospedale per farsi curare.

La questione dei broccoli potrebbe anche chiudersi qui, ma il sasso ormai è stato lanciato e i primi a raccoglierlo sono stati i libertari che, non solo non riconoscono la sentenza della Corte (Ron Paul: “Cinque giudici non possono cambiare la Costituzione”), ma, addirittura, nell’ultimo numero della loro rivista “Reason” hanno sparato in copertina un enorme broccolo e hanno titolato “Can the governament force you to eat broccoli?”, può il governo obbligarti a mangiare i broccoli?

Alla domanda hanno risposto indirettamente tre dei magnifici nove giudici della Corte Suprema, che, opponendosi alla riforma sanitaria, hanno meso nero su bianco le proprie considerazioni sui broccoli e sul loro consumo. A risolvere la questione, al di là della sentenza che ha dato ragione ai democratici, c’ha pensato Adam Gopnik, brillante penna del New Yorker, che sostiene l’impossibilità di equiparare il mercato della verdura a quello delle assicurazioni sanitarie, visto che, in quel caso, lo Stato dovrebbe anche preoccuparsi di dare specifiche indicazioni sulla preparazione delle varie pietanze in modo che facciano bene alla salute. Poi, scrive Gopnik “probabilmente alla Corte Suprema nessuno sa come si cucina bene un broccolo”. Ma questo è un altro discorso. Forse.