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Diaz, undici anni dopo la sentenza. Io ricordo

6 July 2012versione stampabile

Era la fine del G8. Sudati, tristi e affaticati, gas cs nei bronchi, Alimonda nel cuore. Venti cronisti seduti a un tavolo di un ristorante, dopo dieci giorni faticosi, anormali, nelle gabbie di acciaio, fra persone che credevano in una società diversa, a livello globale. Le penne nei taschini, i taccuini affumicati negli zaini. Undici anni fa, prima ancora che nascesse questo giornale PeaceReporter, io ricordo gli occhi segnati degli inviati di Popolare Network.

Lorenzo che esce per dettare il pezzo e Silvia nella redazione genovese che ci cercava affannata, perchè i telefonini di venti persone non avevano campo in quella trattoria. Sabato notte. A Milano la telefonata in diretta.
Da studio:

“Chi vi sta assaltando?”.

“La polizia”.

Io ricordo una scalinata genovese dal lungo mare verso una scuola martoriata, la crisi di panico di una cronista incapace di proseguire, la paura delle divise ormai ostili. Con le strisce rosse di sangue dell’Arma, il giorno prima, e robocop e caschi e manganelli e braccia sfinite dal menare colpi, spaccare ossa, scudi percossi come in una arena antica. Io ricordo.

La processione delle barelle, i volti tumefatti e straziati, i caschi luccicanti, le pale dell’elicottero basso. Vergogna, assassini, gridava la gente in una via militarizzata e psichedelica per il blu fastidioso dei lampeggiatori. Parlamentari, portavoce del social forum, militanti: tutti  respinti, oltraggiati, diritti sospesi, Stato di polizia.

Io ricordo la paura dei giorni a seguire, la tensione a incrociare una pattuglia, caschi e sciarpe sul viso, nessun numero identificativo per anonimi picchiatori impuniti. Le città italiane per le strade, le manifestazioni spontanee, la ricerca dei figli scomparsi, le mezze notizie sussurrate in questura sul nuovo domicilio di tante persone, dietro le sbarre, dopo Bolzaneto. Tortura: un reato invisibile al codice, stampato nelle carni e nella memoria.

Io ricordo undici anni di politica assente, di promesse mancate, incompiute, di bugie consapevoli, di programmi elettorali mendaci. Fascisti arroganti (‘Dio non voglia’ gridava il democratico Fini alle opposizioni di sinistra, cercando complicità politiche negli scontri di piazza), centristi arroccati, riformisti assenti, moderati nel riconoscere responsabilità. Non si può dimenticare.

Ricordo gli occhi inquieti e il nervoso di chi, anni dopo le botte e lo sfregio, tornò a Genova. Supplizio emotivo di una memoria recente, mentre tutti scalavano, i dirigenti di Stato, gradi e responsabilità. In alto, promossi, imperturbabili.

La giustizia ha parlato, giudizio di terzo grado, definitivo. Undici anni dopo.

“Abbiamo vinto”, mi ha detto al telefono un amico e cronista e compagno di quei giorni, emozionato oggi come se fosse passato un soffio da quella sospensione dello Stato di diritto. Abbiamo vinto, mi ha detto affannato. Pausa. Poi ha ripreso a parlare esprimendo un pensiero a voce bassa.
Il suo è il mio.
Manca all’appello un processo, per Carlo Giuliani. Scippato, archiviato da quell’aggettivo ‘legittima’ e quel sostantivo ‘difesa’ che ancora oggi suona grottesco, superato solo dalla ricostruzione dei calcinacci devianti di proiettili in volo.

Per questo io ricordo. Anche quando è giusto salutare con soddisfazione un risultato di giustizia. Undici anni dopo.
Fuori dagli scranni togati spetta ora alla politica dire. Spiegare i silenzi e assumere responsabilità, non solo penali. A partire da chi era capo di quella catena di comando condannata. Se ne vada, o lo caccino. Per lui, per tutti quelli che eseguirono, decisero, furono complici suoni incessante a condanna il mantra del ricordo, del nostro ricordo, di chi vide e raccontò Genova, di chi crede ancora nello Stato di diritto. Come una eco incessante, ripetitiva e lenta, la frase si insinui nelle loro teste: “Io ricordo”.

3 Responses to Diaz, undici anni dopo la sentenza. Io ricordo

  1. Paolo

    6 July 2012 at 09:20

    I picchiatori indultati. Il vertice salvato, le responsabilita’ poltiche insabbiate da csx e cdx. Questa sarebbe giustizia?

  2. doina

    6 July 2012 at 22:14

    purtropo e cosi — quasi sempre riescono farla franka, il mondo va sempre in peggio …

  3. paolo

    16 July 2012 at 13:53

    Vale più una vetrina di una testa. Gino se ci sei batti un colpo.