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Crisi idrica: i turisti peggiorano le condizioni dei Paesi in via di sviluppo

9 July 2012versione stampabile

L’uso sproporzionato dell’acqua da parte dei turisti che visitano i paesi in via di sviluppo è causa di conflitti locali, aggrava la povertà e contribuisce a diffondere le malattie. Questo è quanto sostenuto dal rapporto di Tourism Concern che verrà diffuso la prossima settimana .

 

Kevork Djansezian/Getty Images

I ricercatori hanno analizzato cinque destinazioni costiere frequentate da turisti internazionali: Gambia, Bali in Indonesia, isole di Zanzibar a ridosso delle coste della Tanzania, Goa e Kerala in India. Quello che è emerso è una forte disuguaglianza nei consumi e nell’accesso alle risorse idriche tra i turisti e le popolazioni locali.

“Mentre gli hotel hanno le risorse economiche per garantire che i loro ospiti godano anche di più docce al giorno, di piscine, partite di golf in lussureggianti giardini, le famiglie vicine, le piccole aziende e i produttori agricoli devono  sopportare quotidianamente una grave scarsità d’acqua”, si legge nel report.

Nei resort villages di Kiwengwa e Nungwi a Zanzibar, i ricercatori di Tourism Concern hanno rilevato che un solo turista, in media, fa un consumo di acqua 16 volte maggiore rispetto a un abitante del posto. Significa, cioè, che se i locali utilizzano, in media, 93,2 litri di acqua al giorno, negli hotel a cinque stelle il consumo medio giornaliero per camera è almeno di 3.195 litri. Negli alberghi meno lussuosi, invece, il consumo scende a 686 litri al giorno.

La mancanza d’acqua ha portato alcuni hotel di Zanzibar ad impiegare le forze dell’ordine per proteggere i tubi che portano l’acqua nei loro complessi residenziali e contenere i tentativi di sabotaggio da parte dei locali arrabbiati che si trovano, al contrario, ad affrontare una grave crisi idrica. “Gli hotel ci stanno privando di molta acqua, per questo le comunità hanno deciso di intervenire distruggendo il sistema idrico degli hotel,” ha dichiarato un abitante di Nungwi a Tourism Concern.

Nel 2010, un’epidemia di colera nel resort village Jambiani di Zanzibar ha ucciso tre abitanti del posto. Secondo quanto dimostrato dallo studio in questione, l’epidemia era dovuta, in parte, al fatto che le acque sotterranee venivano regolarmente contaminate dalle fognature degli alberghi.

Si tratta, secondo l’ong, di una disuguaglianza intollerabile. “È il momento che i governi e le industrie turistiche si assumano la responsabilità dell’uso che viene fatto dell’acqua e delle ampie conseguenze che genera l’abuso di acqua oltre le mura dell’hotel”, dice Rachel Noble .

Anche Sheela Gracias, attivista locale e avvocato legale a Goa, ha confermato la tesi della contaminazione delle acque: “Gli alberghi qui hanno tutti prati lussureggianti e pozzi. Ma le loro discariche contaminano spesso le acque sotterranee e l’enorme consumo di acqua abbassa la falda freatica. In molti villaggi, infatti, l’acqua è diventata salina e non più idonea al consumo. Questi hotel non fanno per niente bene alla popolazione locale”.

Ad oggi, ci sono 2,5 miliardi di persone al mondo che quotidianamente non hanno accesso a servizi igienici adeguati. Senza contare i quasi duemila bambini che ogni giorno muoiono di dissenteria causata dall’ingestione di acqua non potabile e dalla scarsa igiene.