home » disarmo » Italia, 75mila firme per la petizione contro gli F-35

Italia, 75mila firme per la petizione contro gli F-35

10 July 2012versione stampabile

La campagna “Taglia le ali alle armi”, promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace, si avvia alla conclusione della sua seconda fase. Conclusione che sarà celebrata il prossimo 12 luglio con la giornata di consegna delle firme della petizione contro i caccia. Firme che sono già arrivate a 75mila.

U.S. Navy photo courtesy Lockheed Martin via Getty Images

Hanno deciso di aderire alla giornata del 12 luglio 650 associazioni e oltre 50 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni). Tutte presenze importanti che, insieme ai cittadini, chiederanno nuovamente al governo la cancellazione del programma di acquisto dei Joint Strike Fighter.

La convocazione in piazza avviene in concomitanza con la conferenza stampa del Senato prevista sempre per il 12 luglio e nata proprio con l’obiettivo di spiegare il nuovo programma di riforma della Difesa e i tagli che dovrà necessariamente subire il settore. Tagli che appaiono a molti solo “finti”, dal momento che, d’altro canto, il governo non sembra ancora aver manifestato alcun dubbio sull’acquisto dei costosi caccia F35.

É pur vero che nei mesi scorsi il ministro Di Paola aveva annunciato di averne ridotto l’acquisto: da 130 il nostro Paese avrebbe comperato “solo” 90 caccia. Si tratta, però, di un costo che resta comunque alto: 10 miliardi euro. 10 miliardi che, secondo i promotori della campagna “Taglia le ali alle armi”, ma anche secondo tutte le associazioni che ad essa hanno aderito, potrebbero essere utilizzati per incentivare l’occupazione, accelerare la ripresa economica, investire di più nella ricerca, nel settore sanitario e nell’ambiente.

Ideologie a parte, comunque, la campagna in questione ha avuto negli ultimi mesi il merito di far conoscere ai cittadini anche alcuni aspetti più “oggettivi” che stanno dietro l’acquisto degli F35. Problemi tecnici che, forse, sarebbe necessario considerare dal momento che farebbero lievitare ulteriormente il prezzo d’acquisto dei velivoli. Si tratta di quei difetti che sono stati segnalati dall’ultimo della Corte dei conti statunitense (il Gao) sul programma F-35 Joint Strike Fighter. Rapporto che risale al 20 marzo scorso ma di cui si è preferito parlare molto poco in Italia, al contrario di altri Paesi che, invece, hanno cominciato a manifestare dubbi sulla opportunità di procedere nell’acquisto.

Grazie a “Taglia le ali alle armi”, dunque, l’opinione pubblica italiana ha avuto la possibilità di capire meglio negli ultimi mesi cosa realmente ci sia dietro al progetto del caccia F-35. Capire, e probabilmente iniziare a considerare tale acquisto come un grave spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari che, a dir della Difesa, avrebbero subito al contrario dei tagli.

Per quanti vogliano ancora aderire alla campagna che chiede al governo di cambiare rotta, dunque, l’appuntamento è per giovedì 12 luglio a Roma, subito dopo la conferenza stampa del Senato prevista per le ore 11.30.

Proprio tale conferenza sarà ulteriore motivo di discussione durante la giornata promossa da Giulio Marcon (Sbilanciamoci!), Flavio Lotti (Tavola della Pace) e Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo), che cercheranno di illustrare, con dati ed analisi le controproposte del mondo della Pace per tagliare le ali alle armi.

E’ importante sapere, inoltre che nella giornata di dopodomani il Senato discuterà non solo dei problemi tecnici e dei costi del caccia F-35, ma anche del cosiddetto Ddl Di Paola, il provvedimento che dovrebbe portare a un risparmio della spesa militare. Questo almeno teoricamente, perché ad oggi esso appare a molti soltanto un modo per spostare l’impiego di risorse pubbliche verso nuovi acquisti di sistemi d’arma. Cosa di cui si può trovare conferma anche nella recente “spending review”, da cui si evince che le riduzioni per la Difesa e per l’acquisto di armamenti si limitano a poche decine di milioni e definiscono una diminuzione degli effettivi delle Forze Armate che si realizzerà solo dopo diversi anni.

 

9 Responses to Italia, 75mila firme per la petizione contro gli F-35

  1. patrizia morisco

    10 July 2012 at 20:13

    diamo più risorse alla vita.

  2. BARBARA NERI

    11 July 2012 at 09:48

    SVUOTATE GLI ARSENALI E RIEMPITE I GRANAI. (S. PERTINI)

  3. BARBARA NERI

    11 July 2012 at 09:50

    SVUOTATE GLI ARSENALI E RIEMPITE I GRANAI (S.PERTINI)

  4. Alessio Sportaro

    11 July 2012 at 18:11

    barabara in italia ogni giorno si butta cibo commestibile che potrebbe sfamare tuta la spagna , e poi è maleducazione usare le maiuscole,e questa raccolta di firme è inutile , sarebbe come una raccolta di firme contro l’ acquisto di nuove pattuglie per la polizia.

  5. Roberto

    12 July 2012 at 17:21

    basta con queste spese assurde mentre stiamo con le pezze al culo in Italia…..

  6. rosario rammaro

    12 July 2012 at 17:25

    Bombing for peace is like fucking for virginity

  7. Cavoli Anna

    13 July 2012 at 09:46

    tagliate queste spese e datele alla società civile..

  8. Lupercalia1

    17 July 2012 at 00:19

    Il MES, è la più grande vigliacca truffa del secolo. I soldi in realtà servono a finanziare la terza guerra mondiale e fare in modo che sorga una nuova oligarchia fondata sull’immunità l’inviolabilità il segreto professionale e l’astensione dal pagamento di qualsiasi tassa da parte di tutti i compnenti passati presenti e futuri. QUindi si pigliano i sold,i non vogliono essere responsabili delle loro azioni e in più si rendono inviolabili . Articoli 34-35-36, del patto di stabilità europea. Fermate il mondo voglio scendere!!!

  9. Stampa

    18 September 2012 at 11:48

    Non sono un tecnico ma vorrei porre l’accento su alcune questioni che potrebbero aiutare a comprendere meglio la situazione attuale.
    Sviluppare un aereo nuovo comporta un impegno ventennale. Lo dimostra l’esperienza fallimentare del velivolo europeo Typoon. Questo velivolo ha richiesto troppo tempo per la progettazione, sviluppo e produzione. Oggi il Typoon è operativo in versione “base” da superiorità aerea con capacità operativa limitata. Il progetto è oramai vecchio rispetto alle attuali dottrine e rispetto agli altri velivoli in fase progettuale o già in linea (come l’F22 americano).
    Quando l’Italia ha dovuto scegliere quale strada prendere per la sostituzione dei cacciabombardieri Tornado e AMX ha scelto di aderire al progetto F35 promosso dagli Stati Uniti. Si sperava infatti che il progetto avrebbe portato: a importanti economie di scala legate all’ingente numero di velivoli da realizzare, alla integrazione nel velivolo di tecnologie stealth evolute (non disponibili in Europa), ed alla certezza di vedere il progetto terminato nei tempi previsti. Questi vantaggi hanno comportato una riduzione delle aspettative in termini di crescita tecnologica delle nostre aziende che risultano coinvolte in modo limitato nella progettazione e realizzazione dei velivoli.
    Alla luce della disavventura del Typoon l’Italia ha scelto di imbarcarsi in quest’impresa che effettivamente ha presentato gravi lacune. Ma come procedere in alternativa? Esistono delle alternative? L’unica alternativa praticabile sembrerebbe essere quella di sviluppare una versione del Typoon “cacciabombardiere”. Il problema è legato al fatto che il Typoon non è un cacciabombardiere stealth e quindi rischierebbe di essere una soluzione peggiore di un F35 ricevuto in ritardo e a un costo maggiore.
    Credo sia questo il motivo per cui ancora rimaniamo nel progetto F35.
    Sull’opportunità o meno di acquistare nuovi aerei per sostituire i Tornato e gli AMX è difficile entrare. Il problema è a monte e riguarda l’opportunità o meno di avere uno strumento militare credibile. Le vicende della storia (anche recente) non lasciano dubbi sulla necessità di avere uno strumento di difesa credibile ma trovo altrettanto valide le opinioni di chi sottolinea la grave crisi economica e sociale che attraversa il nostro paese e che giustifica pienamente la richiesta di riduzione della spesa pubblica.
    Piero