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Colombia, indigeni Nasa sotto attacco

16 July 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Oltre settecento persone della comunità indigena Nasa del Nord del Cauca sono state costrette a lasciare le proprie case e i propri resguardos a causa dei continui scontri fra la forza pubblica e la guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Da sempre territorio caldo perché situato in una zona molto appetibile dal punto di vista naturalistico, l’area ancestrale riconosciuta agli indigeni da accordi nazionali e internazionali è molto spesso teatro di sanguinose battaglie che provocano morti, feriti e tanta rabbia in questa grande popolazione che non ha comunque intenzione di chinare la testa.

Famiglia Nasa. Nord del Cauca. Foto di CARLOS JULIO MARTINEZ/AFP/Getty Images

E’ dall’inizio di luglio che è ricominciata insistente la guerra sopita da mesi e i Nasa non ci stanno. “Non accetteremo mai che i militari invadano i nostri villaggi – spiegano dall’Acin, l’associazione dei Cabildos indigeni – Averli nelle nostre strade e nelle nostre piazze significa portarsi la guerra in casa. Siamo stanchi. E sia chiaro che non condividiamo nemmeno il modus operandi delle Farc che, scendendo nei nostri villaggi pretendono che ci disperdiamo per avere campo libero contro i militari. Non resteremo a mani in mano a guardare le due parti in lotta che rovinano il nostro territorio e i nostri progetti di vita. Marceremo in lungo e largo ovunque si schiereranno gli attori armati per dire loro che non li vogliamo, che se ne devono andare, che devono lasciarci vivere in pace. E se resteremo uniti, ce la faremo”.

I Nasa da sempre vanno rivendicando il loro no alle armi e alla violenza. Da anni, infatti, l’unico corpo di sicurezza incaricato di mantenere l’ordine e di far fronte ad esercito e Farc armate fino ai denti è la guardia indigena, uomini armati di solo bastone che fanno del dialogo e del rispetto dei principi Nasa le loro difese. E ogni volta che c’è stato da trattare con la guerriglia questo tipo di approccio è funzionato. E’ per questo che stanno chiedendo a gran voce in primis al governo di smilitarizzare il loro territorio: la presenza dei militari dà adito ad attacchi guerriglieri e le guardi indigene perdono ogni forza di contrattazione. Ma il presidente della repubblica Juan Manuel Santos – nonostante abbia visitato Toribio, cuore del territorio Nasa, ammettendo così l’emergenza in atto – non ha ascoltato le richieste di ritirare l’esercito. Per questo è stato chiamato – grazie ai contatti che i Nasa hanno con la comunità internazionale – un mediatore d’eccezione che ha il compito di convincere Palazzo Narino: Baltazar Garzón, l’ex magistrato dell’Audiencia Nacional spagnola e attuale esponente del Tribunale internazionale dell’Aja.

Garzón è già arrivato nel Nord del Cauca dove si è riunito con i capi indigeni e ha visitato le oltre cento famiglie desplazadas. Al centro delle richieste è una soluzione politica al conflitto, passando per il ritorno del controllo del territorio Nasa in mano alla guardia indigena, unica maniera per ristabilire l’autonomia governativa riconosciuta anche dalla Costituzione colombiana.

IL VIDEO DELLA DENUNCIA, 14 luglio 2012