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India, inchiesta su pescatore ucciso da nave Usa

17 July 2012versione stampabile

Rischia di creare un nuovo incidente diplomatico l’uccisione di un pescatore indiano per mano di militari statunitensi nelle acque del Golfo Persico.

PUNIT PARANJPE/AFP/GettyImages

Il governo dell’India, tramite il proprio ambasciatore ad Abu Dhabi, ha chiesto formalmente a quello degli Emirati Arabi Uniti di aprire un’inchiesta sull’uccisione di un connazionale che si trovava a bordo di un peschereccio, contro il quale la nave americana ‘Usns Rappahannock’ ha aperto il fuoco nelle acque del Golfo Persico prospicenti il porto di Jebel Ali, al largo di Dubai; nell’occasione sono rimasti feriti altri tre cittadini indiani. La richiesta è stata resa nota dal portavoce del ministero degli Esteri di New Delhi, Syed Akbaruddin. Nel frattempo l’ambasciata indiana a Washington si è “messa in contatto con le agenzie Usa competenti”, che hanno “assicurato” la massima collaborazione. Stando a fonti del Pentagono, si sarebbe trattato invece di lance veloci, in tutto e per tuto simili a quelle comunemente utilizzate dai ‘pasdaran’ iraniani, che avevano ignorato le ripetute intimazioni ad allontanarsi dalla ‘Rappahannock’.

Le autorità degli Emirati Arabi Uniti avevano comunque già annunciato autonomamente una propria indagine sulla vicenda, sotto molti aspetti simile a quella dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: questi ultimi sono accusati di aver ucciso il 15 febbraio scorso due marinai indiani che, con la loro imbarcazione, si sarebbero avvicinati troppo alla petroliera ‘Enrica Lexie’ a bordo della quale, insieme ad altri quattro fanti di Marina del battaglione San Marco, proteggevano la nave dall’attacco dei pirati che infestano quel braccio di mare. Ieri è stato depositato presso la Corte Suprema dell’India il ricorso dell’Italia per l’annullamento della decisione con cui l’Alta Corte del Kerala, lo Stato federato dove è avvenuto il controverso episodio, il 29 maggio aveva stabilito che Latorre e Girone debbano essere giudicati dalla magistratura locale.