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Spagna, ministro Bilancio: “Vicini al default”

19 July 2012versione stampabile

Il premier spagnolo Mariano Rajoy (a destra) e il ministro del Bilancio Cristobal Montoro

La Spagna ha sfiorato il fallimento. Lo ha rivelato questa mattina il ministro del Bilancio spagnolo Cristobal Montoro nel corso di un’audizione in parlamento. “Non abbiamo un soldo in cassa per pagare i servizi e se la Bce non avesse comprato i titoli il Paese sarebbe fallito”. Il ministro si è detto molto preoccupato per il quadro economico, segnato da un ritorno in recessione e da un debito che sta schiacciando l’economia. Montoro ha poi difeso il controverso programma di austerity varato dall’esecutivo del conservatore Mariano Rajoy, che starebbe così “ristrutturando l’economia e il settore pubblico”, spiegando che buona parte delle scelte dolorose sono state imposte a Madrid dall’Ue: “Se vogliamo essere Europa e costruire l’Europa dobbiamo mettere da parte alcune nostre convinzioni”.

Che la situazione si stia facendo difficile e pericolosa lo ha ricordato anche l’andamento dell’asta della mattina in cui la Spagna ha piazzato titoli per 2,98 miliardi di euro, quasi quanto si era prefissata, ma con tassi di interesse in netto aumento: +0,869 per cento il rendimento dei titoli biennali (a giugno rendevano il 4,33 per cento, adesso offrono il 5,02 per cento); +1,62 per cento i Bonos con scadenza nel 2017, +1,86 quelli a sette anni. Nonostante la maggiore appetibilità, la domanda ha registrato un calo.

Intanto, oggi pomeriggio il parlamento tedesco sarà chiamato a votare sulla creazione del Meccanismo di stabilità europeo e sul piano di salvataggio delle banche spagnole con uno stanziamento di cento milioni di euro. Il dibattito non dovrebbe riservare sorprese: secondo l’agenzia Reuters dovrebbe essere approvato senza troppi patemi. Ma stando a un’indiscrezione rivelata questa mattina da El Pais, l’aiuto dell’Ue potrebbe trasformarsi in un qualcosa di più di un aiuto alle banche spagnole, consentendo a Madrid di usare una parte di quella somma per comprare i propri titoli, ipotesi ufficialmente smentita da un portavoce della Commissione, Simon O’Connor.