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Usa, allarme siccità: alle stelle i prezzi dei cereali

19 July 2012versione stampabile

“La siccità che ha colpito gli Stati Uniti è la peggiore degli ultimi 25 anni”. È quanto ha dichiarato il segretario all’Agricoltura, Tom Vilsack, nell’incontro di ieri con Barack Obama.

Dalla fine di giugno, buona parte degli Stati Uniti continentali è alle prese con una gravissima siccità. Tra le colture più colpite, proprio quelle di mais e dei semi di soia, di cui gli Usa sono i maggiori produttori ed esportatori a livello mondiale. Molti sono stati anche gli incendi causati dalla siccità incessante, soprattutto nel Midwest. L’incontro di Vilsack con il presidente Barack Obama aveva come obiettivo proprio la risoluzione dell’emergenza. Il dipartimento dell’Agricoltura statunitense ha già annunciato di aver aggiunto 39 contee di otto Stati nella categoria “zone interessate da disastro naturale”, in modo che gli agricoltori di quelle aree possano beneficiare di prestiti di emergenza a basso costo. Quasi 1.300 contee in 29 Stati sono state inserite in questa categoria. La paura, intanto, cresce man mano che crescono le temperature.

Gli Stati più colpiti dalla grave siccità hanno accolto con sollievo le decisioni del Dipartimento, anche se molti agricoltori le ritengono comunque insufficienti per far fronte il disastro che si preannuncia in alcune aree coltivate. California, Oregon, Nevada, Utah, Arizona, New Mexico, Colorado, Nebraska, Wyoming, Kansas, Oklahoma, Texas, Louisiana, Arkansas, Missouri, Kentucky, Tennessee, Illinois, Indiana, Alabama, Mississippi, Georgia, South Carolina, Florida, Delaware e Hawaii sono i principali Stati interessati. È prevista qualche pioggia, per il fine settimana, solo in alcune aree di Ohio, Kentucky e Indiana. Temperature in aumento, intorno ai 37 gradi centigradi, invece, in gran parte delle zone comprese tra Missouri, Iowa, Illinois, Minnesota, Nebraska e Dakota. Secondo quanto riferito all’inizio di questa settimana dal National Climatic Data Center, una siccità come quella che sta interessando quest’anno gli Stati Uniti non si vedeva da 1956. Non tanto per intensità (in questo senso, infatti, è stata paragonata a quella dell 1988), quanto per diffusione e per grandezza delle aree colpite.

Nella conferenza stampa di mercoledì, intanto, il segretario all’Agricoltura ha avvertito anche che la situazione porterà ad un ulteriore aumento dei prezzi del raccolto (nelle ultime quattro settimane sono già cresciuti del 34 per cento). Al momento, i prezzi oscillano intorno ai massimi degli ultimi anni (in particolare, il prezzo che stanno sfiorando i semi di soia ha raggiunto un livello mai visto prima), con qualche temporaneo ridimensionamento dovuto al calo della domanda, che risente della situazione dell’economia mondiale. “Il problema di questa situazione – ha aggiunto il segretario durante la conferenza stampa di ieri – è che le condizioni meteorologiche sono state così buone all’inizio della stagione che gli agricoltori si sono messi a coltivare troppo presto. Come risultato, la siccità è giunta in un momento molto difficile e doloroso, che impedisce ai raccolti di avere buone rese”. Molti contadini, a causa delle condizioni climatiche, potrebbero addirittura essere costretti a effettuare il raccolto prima del previsto per poi vendere le spighe a poco prezzo come mangime per il bestiame. In un rapporto diffuso lo scorso lunedì si legge, infatti, che solo il 31 per cento del raccolto di mais e il 34 per cento del raccolto di semi di soia erano “in forma”. Secondo la Banca mondiale, tuttavia, è ancora “troppo presto per essere eccessivamente preoccupati” dell’impatto che la siccità potrebbe avere sul mais e la soia.