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Italia, la guerra delle destre

20 July 2012versione stampabile

Mario Di Vito

“Tornare a Itaca”. Marcello Veneziani ha convocato nel monastero di Valledacqua (Ascoli) una sessantina di intellettuali di destra, con l’obiettivo dichiarato di aprirsi uno spazio alla destra dell’ennesimo ritorno in campo di Berlusconi. In sostanza, gli ex An – bruciati dalla pazza idea di una resurrezione di Forza Italia – per non perdere il bacino ideologico (e ancora non si sa in che misura elettorale) provano a serrare le fila, a costruire un soggetto nuovo in grado di mettere d’accordo i sempre meno fiammeggianti nostalgici dell’Msi. Tra i presenti, Gennaro Sangiuliano, Renato Besana, Adolfo Morganti, Sandro Giovannini, Fabio Torriero e Gianfranco de Turris, mentre fa parecchio rumore l’assenza di un “padre nobile” come Franco Cardini.

Veneziani vede ormai chiusa la stagione dei grandi partiti eredi di Salò – Msi e An, appunto – e sogna di costituire una “nuova” destra al di fuori dei presunti liberali di Berlusconi. Un minestrone che coinvolgerebbe pezzi di Pdl, seguaci di Storace, reduci di Futuro e Libertà (senza Fini, ovviamente) e varie associazioni, in testa, Casapound. Tutti stretti intorno al tema di una nuova sovranità nazionale da riconquistare con le unghie e con i denti. La posta in gioco, insomma, è enorme, anche se ci sono diversi dubbi sul consenso che possa attrarre a sé un soggetto del genere, ricordando sempre che l’Msi di Almirante, nei suoi momenti di massimo splendore, stentava a raggiungere un risicato 10 percento alle elezioni. Ma “l’eroe fraudolento” Ulisse, ormai, è partito e Itaca è poco oltre l’orizzonte, ma sui contenuti dell’incontro ascolano vige il più stretto riserbo. Infatti, la riunione di Valledacqua è avvolta in un alone di semiclandestinità, ci sono solo i nomi, ma le carte sono coperte e i progetti molto sfumati. L’unica cosa certa è che l’incontro organizzato a Milano da Romagnoli e Jonghi Lavarini due settimane fa, con la presenza di tutti i principali esponenti dei partiti nazionalisti europei,  sembra già preistoria.

Intanto, in Italia,  pur senza sapere  dove andare a sbattere la testa, il dibattito si è infiammato in un attimo e così – accanto ai sogni di gloria omerici di Veneziani – c’è spazio anche per obiezioni e mugugni di ogni genere da parte dei vari esponenti dell’intellighenzia destrorsa. La prima voce a farsi sentire è quella di Pietrangelo Buttafuoco, in linea di massima d’accordo con il “progetto Itaca”, con diversi distinguo, molti “ma” e qualche “però”.

“Il nostro partito, di cui ricordiamo la fiamma tricolore e la dizione “sociale”, non è liberale – scrive il giornalista -, non è più nazionale, tantomeno europeo. Noi non siamo di destra. Noi siamo gli eredi di un genio pragmatico che seppe fare dell’ideologia italiana l’alfabeto della modernità”. Ma non è tutto: “Un movimento politico molto italiano e immancabilmente pragmatico – dice ancora Buttafuoco parlando di Itaca – che ancora oggi dovrebbe leggere Nicolò Machiavelli, chiudere il Novecento e capire Marco Polo. Come seppero fare un tempo, fondando l’Istituto Orientale, perché vale solo la regola della strada e c’è solo una direzione: la via della Seta. L’Italia è universale e il nostro partito nasce pur sempre nel deserto. Con Berto Ricci (scrittore di epoca fascista, ndr) e con tutti gli altri combattenti che hanno costruito il nostro futuro nel segno di un’Italia cominciata mille e mille e mille anni fa: facendo dei remi il folle volo”.

A parte queste parole – prolisse e pesanti come solo certi comunicati delle Br sapevano essere –, anche Casapound (per Veneziani, “un fenomeno da studiare”) ha deciso di partecipare al dibattito, non con l’elegante fioretto di Buttafuoco, però, ma con una ben più futurista sciabola.

Scrive sulle pagine culturali di Libero Adriano Scianca: “Altro che Itaca, qui è pieno di proci. Qualcuno, un domani, dovrà pure raccontare chi ci ha portato a questo punto, facendo nomi e tracciando responsabilità, senza la scappatoia del capro espiatorio, del Grande Traditore Unico in cui si contrano, secondo una polarità demagogica, errori e orrori che sono invece collettivi e condivisi. Senza un chiarimento sereno e severo di questo tipo non ci potrà essere luce che illumini il percorso. Perché altrimenti il ritorno a Itaca rischia di essere semplicemente una ripartenza sul medesimo cammino, sbagli compresi. Il punto è che mentre Ulisse ritrova la strada per Itaca, Telemaco è da un pezzo che si sta facendo il mazzo per difendere la casa, cacciare gli assediati, tinteggiare le pareti e conquistare nuove terre. Ci perdonerà il sommo Omero, allora, se con licenza poetica cambiamo il finale, instaurando la repubblica senza attendere il ritorno del re. Il che non significa anarchia. Significa che, da oggi, a Itaca le regole cambiano. Da oggi, a Itaca, i galloni si conquistano sul campo”. Ovvero, noi siamo qui da molto prima di voi, cosa potete offrire che noi non abbiamo?

Ma dentro Casapound non sono pochi quelli che guardano con interesse al cammino intrapreso da Veneziani, con Buttafuoco – assiduo frequentatore del palazzo occupato di via Napoleone III a Roma – che potrebbe fare da testa di ponte per conquistare i giovani “fascisti del terzo millennio”, destituendo prima di tutto il loro leader, il battagliero e – forse – troppo ingenuo Gianluca Iannone. Uno che ha grande seguito, ma che forse non sa come gestirlo. Veneziani e Buttafuoco questo lo sanno bene. Come andrà a finire lo scopriremo soltanto nella primavera del 2013, quando si voterà a Roma. La resa dei conti è servita.