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‘Paola Sarro’, una scuola difficile

25 July 2012versione stampabile

Daniela Consoni è insegnante di sostegno nella scuola elementare Paola Sarro del Laurentino, ha un dottorato in Pedagogia sulla dispersione scolastica sotto la supervisione di Marco Rossi Doria.

Quando un bambino entra alle elementari sono tutti entusiasti. Poi accade qualcosa. La motivazione ad apprendere si perde col tempo. Una causa fondamentale è la distanza tra la scuola, le sue richieste e i suoi linguaggi da un lato, e i mondi, i valori, i linguaggi dei ragazzi dall’altro. I valori fondamentali sono la famiglia, l’importanza che questa dà all’apprendimento; altro valore discriminante è il lessico, le capacità sintattiche, ovvero il linguaggio che viene parlato a casa. Quando il linguaggio scolastico diventa sempre più astratto, rimanda a cose che non si vedono, non si riconoscono, a una sintassi complessa e articolatata, si crea una frattura profondissima, perché i bambini che vengono da un contesto fragile dal punto di vista socio-culturale sono abituati a un linguaggio semplice, elementare, fatto solo di cose quotidiane e non articolato sintatticamente. Poi, ovviamente, ci sono altre motivazioni alla base di questa divaricazione.

La scuola è una realtà che infantilizza i ragazzi fino alle superiori, laddove molti di loro, fuori dalla scuola, sono costretti a vivere in un universo già adulto. Poi ci sono i problemi affettivi: nel nostro quartiere abbiamo mamme molto giovani, vi è una genitorialità che spesso è inefficace non solo dal punto di vista socio-culturale, ma anche dal punto di vista affettivo, di accoglienza. Tutto ciò fa sì che qusto ‘gap’ linguistico si approfondisca sempre di più. Comincia a verificarsi in terza elementare, con le materie cosiddette ‘culturali’: la storia, la geografia, le scienze. Finché si impara a leggere e scrivere, in prima e seconda il distacco tra chi proviene da un certo mondo e chi proviene da una realtà meno a rischio si nota molto meno. Dalla terza elementare in poi, il gap si accresce, il salto alla scuola media diventa difficile per vari motivi. Uno di questi è il frazionamento della relazione educativa, nel senso che nella scuola elementare gli allievi hanno uno o due maestri, mentre alle medie ce ne sono nove. Anche la relazione e l’accoglienza delle difficoltà indivduali diventano più difficili.

La dispersione non è solo il fenomeno di chi abbandona la scuola, ma anche di chi la frequenta poco. Qui la frequenza saltuaria è molto elevata, e i motivi sono i più disparati. L’abbandono deriva anche dal fatto che alcuni bambini non vengono proprio mandati a scuola. Inviamo spesso telegrammi alle famiglie, ricordando loro l’obbligo di legge. Una madre una volta ci ha detto: è inutile che continuate a mandare telegrammi, io non so leggere.

L’altro aspetto è che c’è una selezione in negativo, perché i genitori più attenti evitano che i loro figli vadano in certe scuole. Questo è un quartiere misto, abbiamo i ‘ponti’, le strutture degradate che collegano i condomini-formicaio, ma alle ‘cooperative’, i palazzoni più vicini al centro commerciale, abita una piccola borghesia impiegatizia che non manda i figli in questa scuola. C’è una selezione in partenza. Alla ‘Sarro’ non vi è una situazione mista dal punto di vista sociale, i ragazzi provengono quasi tutti da realtà disagiate. Nella nostra classe abbiamo cinque stranieri su venti, una ragazza che è in casa famiglia, un ragazzo che è stato in casa famiglia e ora è affidato alla nonna. Poi ci sono quelli che vivono nel residence, strutture comunali per chi non ha casa, perché magari ha subito lo sfratto dai ‘ponti’, dove occupava. Quando hanno abbattuto tre ponti, queste persone hanno perso l’alloggio. I ‘residence’ sono spesso vani unici. L’esempio che rende l’ìdea di quale estremi possa raggiungere lo spaccato sociale del Laurentino è quello di una nostra allieva che vive in residence con la mamma, il compagno della mamma e i due bambini che la mamma ha avuto dal compagno. Nessuno lavora. La ragazza, dodicenne, tiene i due bambini, ed è per questo motivo che a volte non viene a scuola. Le ho chiesto: il compagno della mamma lavora? No, ha detto lei. Allora tiene lui i bambini, che sono figli suoi… La bimba mi ha detto: no, ma a volte mi aiuta a tenerli.

La scuola Sarro verrà chiusa. Con le nuove norme non possono più esistere scuola elementare e media separate, ma solo istituti comprensivi, e con i nuovi dimensionamenti verrà accorpata. Abbiamo fatto di tutto per non farla chiudere. Ma non ce l’abbiamo fatta.