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Ilva, piombo nelle urine dei tarantini

26 July 2012versione stampabile

Mentre continuano le proteste degli operai contro il possibile sequestro degli impianti dell’Ilva di Taranto, emerge uno studio che mostra concretamente quali sono gli effetti dell’inquinamento sugli abitanti della città. “Nelle urine dei tarantini è stata riscontrata la presenza del piombo, sostanza neurotossica e cancerogena”, ha avvertito in questi giorni il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, riferendo i dati presentati in un convegno a Oxford. Una presenza di piombo che è più alta del normale, soprattutto nei soggetti che avevano mangiato pesce nelle 72 ore precedenti le analisi.


La ricerca, condotta da un gruppo di studiosi italiani e americani, ha analizzato le urine di 141 tarantini: 67 uomini e 74 donne. In tutti è stata una presenza di piombo oltre i limiti consentiti.

Il valore medio del piombo (metallo cancerogeno se in eccesso nel corpo umano) presente nelle analisi di questi soggetti è stato, infatti, di di 10,8 microgrammi per litro, mentre i normali valori di riferimento per il piombo sono fissati in un intervallo che va da 0,5 a 3,5 microgrammi per litro.

La ricerca ha preso in considerazione anche i valori di cromo e mercurio: anch’essi sono risultati più alti rispetto ai valori di riferimento. Anche in questo caso un valore medio che supera l’intervallo dei valori di riferimento.

I 4.600 lavoratori sembrano, però, restare indifferenti di fronte a questi dati. Al contrario, di fronte al possibile sequestro cautelare degli impianti dell’Ilva, gli operai del polo siderurgico continuano a dirsi profondamente contrari. La preoccupazione di perdere il posto di lavoro, dunque al primo posto. Anche la loro stessa salute e quella dei loro cari viene dopo.

Manifestazioni di piazza e blocchi stradali sono già stati annunciati dai lavoratori, che non hanno intenzione alcuna di vedersi sequestrato il posto di lavoro. Il rischio però, c’è, anche se gli operai non lo vedono. Disastro ambientale e inquinamento atmosferico a carico dei vertici e dei dirigenti dell’Ilva sono solo due delle accuse che sono state depositate dal giudice, Patrizia Todisco, il 30 marzo scorso.

Le perizie hanno attribuito all’Ilva precise responsabilità sul mancato controllo delle emissioni e legano gli agenti inquinanti prodotti dall’impianto siderurgico con i ricoveri, le patologie e i decessi registrati a Taranto. Per questo motivo, il sequestro degli impianti è ritenuto, al momento, l’ipotesi più probabile e anche quella più auspicabile da molti.

Aldilà del malessere e della preoccupazione che, non a torto, sta interessando i 4.600 operai che vi lavorano, infatti, non si può negare che a Taranto, a seconda dei quartieri più o meno a ridosso delle ciminiere, lo stato della salute collettiva appare abbastanza compromesso. A rischio anche la popolazione infantile che, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, ha registrato un aumento della mortalità del 18 per cento nel periodo preso in esame dai ricercatori.

Intanto, la tensione cresce nel tarantino, in attesa delle decisioni della magistratura. Tensione così alta, che ha persino portato la Digos a predisporre la tutela del giudice Todisco e dei quattro pubblici ministeri della procura che seguono il caso-Ilva come forma di cautela da possibili attacchi operai.